Intervista_Diana_bearfitness

Quella che solleva i pesi più grossi. Intervista a Diana.

Intervista_Diana_bearfitness

Altra telefonata verso in quel delle Marche. Questa volta intervisto Diana Hechtel, moglie di The Bear. L’imprenditrice (assieme al fratello) dietro BearFitness: la frontwoman, se così si può dire. Mi accoglie al di là della linea una voce sorridente

Mi piacciono i vostri attrezzi, le dico. L’ho detto anche ad Alessandro: mi farebbero gola giù in garage. 

Ride. Allora non sei un mio buon cliente. Quelli con il garage, all’americana, non lo sono. Neanche gli Strongman. Quelli mi dicono che gli basta il peso. Non gliene frega niente se hai il bilanciere in Cerakote.

Ne so qualcosa. Senti, non si può eludere la questione. Cosa mi dici di questa quarantena?

Cosa vuoi che ti dica. L’ho vissuta in serenità.

Risposta spiazzante. In questa famiglia, tutti mi danno risposte spiazzanti.

Tratto dall’intervista ad Ale, The Bear.
Andiamo su un tema polemico, che in genere polarizza chiunque si alleni. Ale, tu con che musica ti alleni: Linkin Park o Eminem? Nessuno dei due. Johnny Cash. Oppure musica celtica. 😉

Ti spiego. Da imprenditrice ne ho già attraversate, di situazioni difficili. Intanto, con la scelta di produrre in Italia, quando sarebbe stato cento volte più facile importare tutto il materiale dall’Asia, e saldarci sopra il nostro marchio. Poi perché siamo cresciuti tanto, e in fretta. Quindi: tre traslochi della sede operativa in tre anni. E poi la ricerca costante dei collaboratori, che scegliamo non troppo specializzati perché ci piace investire in formazione… ci piace investire nelle persone. 

Per fare squadra?

Esatto. Facciamo molto team building.

Insomma, poi arriva la quarantena, e-

E sei tranquilla, perché sai che basta rimboccarsi le maniche. Dopo tutte le esperienze da imprenditrice, il Covid è stata una passeggiata. Oh, ricordati che io sono quella con la firma, la legale rappresentante. Se succede qualcosa in azienda, ci vado di mezzo io. Lo dico sempre: quella che solleva i pesi grossi in famiglia sono io

Ride. E come ve la siete cavata, in azienda, in questi due mesi?

Appunto, rimboccandoci le maniche. Anche perché da noi non c’è una vera gerarchia: ognuno fa tutto, per quanto possibile.

Senti, torniamo su quello che mi compete. Palestra in casa?

Assolutamente. Abbiamo un stanza con il tatami per il brazilian jiu-jitsu. Doveva essere la stanza degli ospiti, ma noi la pensiamo in modo diverso.

Scherzo: cioè che gli ospiti vanno malmenati?

No, tutt’altro. Siamo convinti che l’allenamento sia un momento conviviale, di incontro. Ci alleniamo assieme anche per passare il tempo assieme. È una cosa diversa, come dicevi prima, dalla garage gym di chi si allena da solo. Per noi allenamento non è isolarsi. Serve a fare diventare le relazioni più strette, più complici. 

Anche quelle tra marito e moglie?

Certo. Perché se vivi lo sport come una fuga, la persona che vive con te può diventare gelosa. L’allenamento diventa quasi un’amante da vivere di nascosto. Al contrario, con lo sport puoi creare connessioni.

Un modo diverso per fare amicizie?

Certo. Le amicizie che nascono in palestra sono molto diverse da quelle che nascono agli aperitivi. Sono importanti anche queste, ma-

Quindi il produrre attrezzatura bella oltre che funzionale, si inserisce in questo discorso?

Esatto. Siamo dell’idea che si debba uscire dalla mentalità per cui la ghisa è roba da nascondere in cantina, in garage, o in un angolo del giardino. Una Power Station può diventare un pezzo di arredamento: soprattutto se l’allenamento lo intendiamo come una cosa da fare alla luce del sole, con le persone che vivono con noi.

Power Station Home Gym

A proposito di attività. E-commerce in netta crescita: come mai? 

Guarda, per noi è molto chiaro. C’è stato in questi ultimi anni uno spostamento della clientela. Prima erano le palestre, ad acquistare materiale. E le palestre prima di tutto dovevano farsi i loro conti. Ora il cliente è sempre più spesso l’utilizzatore finale: quello che con quel materiale si allena. Quindi valuta, prova, investe, spende. È una passione, che si riversa anche nella ricerca di attrezzi di qualità, e belli.

E da cosa deriva questo spostamento?

Proprio dal cambio di mentalità sportiva. Prima ti allenavi se eri un professionista, o se volevi essere bello: da marzo in palestra, prova costume eccetera. Ora “sport” ha preso il suo vero significato: vita sana, essere in armonia. Cambia anche il modo in cui ti alleni. Cominci ad allenarti per te davvero, e non per un pubblico. Non fai sfoggio.

Una tua caratteristica?

Credo il coraggio, anche se non è così facile da dire “perché”. Un po’ è l’immagine che è sempre uscita di me: le persone, appena mi conoscevano, mi definivano coraggiosa. Mi chiamano Guerriera. Ma quando ero più giovane, non era proprio così: anzi, ero piena di paure.

E come hai risolto?

Capendo che sbagliavo la base del ragionamento. Ero convinta che coraggioso uguale incosciente. Invece no: coraggio significa “fare nonostante la paura”. Allora adesso accetto l’essere coraggiosa: lo sono, perché faccio le cose nonostante la paura.

C’è stato un punto di svolta?

Fumavo tantissimo. Poi è arrivato un campanello d’allarme, e mi hanno avvertita che se avessi continuato a fumare, sarebbero arrivate le cose brutte. Così ho smesso. Ma mi sono ritrovata con tantissimo tempo da ingannare. Mi sono buttata sul BJJ. Adesso quello è il mio sport, ma faccio tutto quello che mi propongono.

Tipo?

Tutto. Surf. Mi sono buttata con il paracadute. Faccio downhill, anzi: da poco ho la mia bici, le mie protezioni, e seguo mio marito che – lui sì – non ha paura di niente. Però adesso sono diventata brava anch’io, con la bici. E allora mi chiedo: ma non è che adesso che so di poter osare di più, non finisce che mi faccio male? E ancora la paura…

Un serpente che si morde la coda?

Sì. Come in azienda. Dal dare una mano nella ditta di famiglia ad avere una impresa tua, con undici dipendenti. Te la fai addosso alla sola idea. Poi leggi, ti informi, fai le cose, le impari. Nel momento in cui esci dalla comfort zone, le cose le fai.

Ora il mio stato costante è quello di stare fuori dalla comfort zone.

Ride ancora.

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